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Consapevolezza4 min di lettura

Ti parleresti così se fossi una persona a cui vuoi bene?

Autocritica e responsabilità non sono la stessa cosa. Come rendere il dialogo interno più utile senza raccontarsi che va sempre tutto bene.

A volte la situazione è già difficile.

Poi arrivano le parole che usiamo contro noi stessi e la rendono ancora più pesante.

“Non ne faccio una giusta.”

“Dovevo capirlo prima.”

“Gli altri riescono, io no.”

“Non sono capace.”

Frasi del genere possono sembrare un modo per assumerci le nostre responsabilità. In realtà, spesso non ci aiutano a capire cosa è successo e cosa possiamo fare dopo.

Essere duri non significa essere lucidi

Possiamo convincerci che trattarci con durezza serva a evitare nuovi errori.

Come se la paura di giudicarci potesse mantenerci più attenti, più produttivi o più forti.

Qualche volta la pressione produce una reazione immediata. Ma nel tempo può portarci a:

  • evitare ciò in cui potremmo sbagliare;
  • nascondere le difficoltà;
  • rimandare per paura di non essere all’altezza;
  • concentrarci sul nostro valore invece che sulla situazione;
  • perdere energia nel tentativo di difenderci da noi stessi.

La responsabilità osserva un comportamento.

L’autocritica aggressiva giudica la persona.

Dire “in questa situazione non mi sono preparato abbastanza” è diverso da dire “sono incapace”.

La prima frase contiene un’informazione.

La seconda chiude il discorso.

Le parole generiche rendono tutto più pesante

Quando siamo sotto pressione utilizziamo facilmente parole assolute:

  • sempre;
  • mai;
  • tutto;
  • niente;
  • tutti;
  • nessuno.

“Va sempre così.”

“Non porto mai a termine nulla.”

“Sbaglio tutto.”

Queste espressioni raccontano bene la nostra frustrazione, ma raramente descrivono con precisione la realtà.

Per rendere il dialogo interno più utile, possiamo provare a passare dal giudizio alla descrizione.

Da:

Non sono capace di gestire queste situazioni.

A:

In questa situazione ho perso lucidità quando è aumentata la pressione.

La seconda frase non minimizza il problema. Lo rende più concreto.

E ciò che è concreto può essere osservato, compreso e affrontato.

Parlarti con rispetto non significa giustificarti

C’è una paura frequente: se smetto di essere duro con me stesso, finirò per trovare scuse.

Ma rispetto e indulgenza non sono la stessa cosa.

Puoi riconoscere un errore senza umiliarti.

Puoi accettare di essere stanco senza rinunciare a ogni responsabilità.

Puoi comprendere perché hai reagito in un certo modo e decidere comunque di comportarti diversamente la prossima volta.

Un dialogo interno più rispettoso non cancella le conseguenze.

Ti permette di affrontarle con maggiore lucidità.

Tre domande per rendere la voce interna più utile

Quando ti accorgi che stai usando parole molto dure, prova a fermarti su tre domande.

Che cosa è successo, senza giudizi?

Descrivi fatti e comportamenti.

Evita, almeno per un momento, parole che definiscono la tua identità.

Che cosa direi a una persona a cui voglio bene?

Probabilmente non le diresti che va tutto bene se non è vero.

Ma cercheresti parole che la aiutino a capire, non a sentirsi ancora più piccola.

Quale informazione posso portare nell’azione successiva?

Dopo aver osservato l’errore, cerca qualcosa di utilizzabile:

  • una richiesta da fare;
  • un limite da comunicare;
  • una preparazione diversa;
  • una pausa;
  • un comportamento da correggere;
  • un piccolo passo da riprovare.

Il tono con cui ti parli cambia ciò che riesci a vedere

Quando ci sentiamo attaccati, anche da noi stessi, diventiamo più concentrati sulla difesa.

Cerchiamo prove del fatto che non siamo abbastanza, oppure tentiamo di dimostrare rapidamente il contrario.

In entrambi i casi diventa difficile osservare la situazione con calma.

Parlarti in modo diverso non risolve automaticamente il problema.

Può però creare lo spazio mentale necessario per capire meglio:

  • che cosa dipende da te;
  • che cosa non puoi controllare;
  • quale bisogno stai ignorando;
  • quale azione puoi scegliere.

Non serve trasformare ogni pensiero negativo

Non devi controllare ogni frase che compare nella mente.

E non devi sostituire ogni difficoltà con una frase positiva.

Puoi iniziare notando quando il tuo modo di parlarti aggiunge sofferenza senza aggiungere chiarezza.

Quello è già un passaggio importante.

Se ti accorgi che alcune frasi tornano spesso e ti tengono fermo, puoi approfondire come lavorare su autostima, fiducia e autocritica oppure leggere la pagina sul coaching per overthinking e pensieri continui.

Non si tratta di dirti che sei perfetto.

Si tratta di smettere di trattarti come se un errore cancellasse tutto il resto.

Nell’eBook Un passo possibile trovi altre domande per osservare blocco, fiducia e dialogo interno. Se desideri raccontare una situazione concreta, puoi anche scrivermi senza dover avere già tutto chiaro.