Responsabilità non significa controllo: cosa succede quando provi a gestire tutto
Responsabilità e controllo non sono la stessa cosa. Scopri perché voler gestire tutto aumenta il sovraccarico e rende più difficile delegare.
Per molto tempo ho pensato che essere responsabile significasse controllare tutto.
Quando conosci bene il tuo lavoro, intervenire sembra spesso la scelta più veloce.
Vedi un errore, lo correggi.
Qualcuno è in difficoltà, risolvi il problema.
Una decisione tarda ad arrivare, la prendi tu.
Nel breve periodo funziona.
Il lavoro va avanti e il rischio sembra diminuire.
Ma, facendo sempre tutto tu, puoi diventare indispensabile per gli altri e insostenibile per te stesso.
Quando essere affidabili diventa pesante
Essere affidabili è una qualità.
Significa mantenere gli impegni, assumersi le proprie responsabilità e non voltarsi dall’altra parte quando qualcosa diventa difficile.
Il problema nasce quando l’affidabilità si trasforma nell’idea che tutto debba dipendere da te.
Inizi a pensare:
- se non controllo io, qualcosa andrà storto;
- faccio prima a occuparmene direttamente;
- non posso permettermi che gli altri sbaglino;
- alla fine devo comunque verificare tutto;
- spiegare richiede più tempo che fare.
All’inizio può sembrare soltanto efficienza.
Con il tempo, però, rischia di diventare un peso continuo.
Perché controllare tutto può sembrare la scelta più sicura
Il controllo dà una sensazione immediata di sicurezza.
Quando sei tu a decidere, sai quale metodo verrà utilizzato.
Quando sei tu a verificare ogni passaggio, pensi di poter ridurre gli errori.
Quando sei tu a risolvere, non devi aspettare che un’altra persona trovi il proprio modo.
Questa sicurezza, però, ha un costo.
Ogni decisione passa da te.
Ogni dubbio arriva a te.
Ogni imprevisto diventa una tua responsabilità diretta.
Non sei più soltanto una persona competente.
Diventi il punto attraverso il quale deve passare tutto.
La mia esperienza nel lavoro da sviluppatore
Nel mio lavoro da sviluppatore senior mi è capitato più volte di vivere questa dinamica.
Quando hai esperienza, riconosci rapidamente un problema e spesso sai già come affrontarlo.
Intervenire è naturale.
In alcuni momenti è anche necessario.
Ma non tutte le situazioni richiedono che tu prenda direttamente il controllo.
A volte la persona davanti a te ha bisogno di una risposta.
Altre volte ha bisogno dello spazio per ragionare, fare una prova, commettere un errore e costruire una competenza propria.
Questa distinzione non è sempre semplice.
Soprattutto quando ci sono scadenze, pressione e responsabilità verso il risultato.
Il sollievo immediato del “faccio prima da solo”
“Faccio prima da solo” spesso è vero.
Almeno oggi.
Potresti completare un’attività in trenta minuti, mentre spiegandola a qualcun altro ne servirebbero sessanta.
Il problema è cosa succede domani.
Se continui a svolgere direttamente ogni attività:
- gli altri continueranno a chiederti aiuto;
- tu continuerai a interromperti;
- il gruppo crescerà più lentamente;
- la tua agenda sarà sempre più piena;
- ogni tua assenza diventerà un problema.
Hai risparmiato trenta minuti una volta.
Ma potresti aver creato una dipendenza che ti farà perdere molte ore nel tempo.
Il prezzo nascosto: sovraccarico, dipendenza e poca crescita
Quando una persona diventa il punto obbligato di ogni decisione, il problema non riguarda soltanto il suo carico di lavoro.
Anche le persone intorno possono iniziare a sentirsi meno autonome.
Prima di decidere aspettano una conferma.
Prima di provare chiedono un permesso.
Davanti a un errore cercano subito qualcuno che intervenga.
Non necessariamente perché non siano capaci.
A volte hanno imparato che, comunque, la decisione finale verrà presa da un’altra persona.
Così chi controlla tutto si sente sempre più necessario.
E chi viene controllato ha sempre meno spazio per crescere.
Delegare non significa disinteressarsi
Delegare non vuol dire assegnare un’attività e sparire.
Non significa abbassare gli standard.
Non significa rinunciare alla responsabilità.
Delegare può voler dire:
- chiarire l’obiettivo;
- spiegare i confini;
- rendere disponibili le informazioni necessarie;
- stabilire un momento di confronto;
- accettare che il metodo possa essere diverso dal proprio.
La responsabilità resta.
Cambia il modo in cui viene esercitata.
Non sei più l’unica persona che può agire.
Diventi qualcuno che crea le condizioni affinché anche gli altri possano farlo.
Tre domande da farti prima di intervenire
Prima di prendere in mano una situazione, prova a fermarti per qualche secondo.
Chiediti:
1. È davvero necessario che lo faccia io?
Ci sono attività che richiedono realmente la tua esperienza o il tuo ruolo.
Altre, invece, potrebbero essere affrontate da un’altra persona con indicazioni sufficientemente chiare.
Essere in grado di fare una cosa non significa essere sempre la persona che deve farla.
2. Sto aiutando o sto togliendo all’altra persona la possibilità di imparare?
Aiutare non significa sempre fornire subito la soluzione.
A volte puoi essere più utile facendo una domanda:
Tu come affronteresti questo passaggio?
Oppure:
Quali possibilità hai già valutato?
Risolvere immediatamente riduce la difficoltà del momento.
Accompagnare il ragionamento può costruire autonomia.
3. Il risultato deve essere identico al mio metodo o semplicemente adeguato all’obiettivo?
Una delle difficoltà più grandi nel delegare è accettare che qualcun altro possa arrivare allo stesso risultato seguendo una strada diversa.
Diverso non significa necessariamente sbagliato.
Chiediti quali elementi siano davvero indispensabili e quali appartengano soltanto al tuo modo personale di lavorare.
Come lasciare spazio senza perdere responsabilità
Non devi passare dal controllo totale all’assenza completa.
Puoi iniziare lasciando piccoli spazi di autonomia.
Per esempio:
- affida un’attività con un obiettivo chiaro;
- concorda quando confrontarvi;
- evita di controllare continuamente;
- intervieni soltanto se emerge un rischio concreto;
- alla fine, osservate insieme cosa ha funzionato.
Questo approccio richiede tempo.
E richiede anche la disponibilità ad accettare qualche imperfezione.
Ma permette alle persone di sviluppare fiducia e competenza.
E permette a te di non essere costantemente coinvolto in ogni dettaglio.
Il valore di accettare un metodo diverso dal proprio
Quando conosci bene un lavoro, il tuo metodo può sembrare quello più logico.
Probabilmente è un metodo costruito attraverso anni di esperienza, errori e correzioni.
Ma anche il tuo modo di lavorare è nato da uno spazio in cui hai potuto provare.
Se pretendi che gli altri seguano ogni tuo passaggio, puoi ottenere esecuzione.
Non necessariamente crescita.
Lasciare spazio non significa rinunciare alla qualità.
Significa distinguere tra il risultato che serve e il bisogno che tutto venga fatto esattamente come lo avresti fatto tu.
Responsabilità sostenibile
Essere responsabili non significa dover essere sempre indispensabili.
A volte significa intervenire.
Altre volte significa spiegare.
Altre ancora significa aspettare, osservare e permettere a qualcuno di trovare il proprio modo.
Non è sempre la strada più veloce nel momento presente.
Ma può essere quella più sostenibile per il futuro.
Se riconosci questa difficoltà nel lavoro o nella vita quotidiana, puoi approfondire il coaching per responsabilità, controllo e delega, leggere la pagina sul coaching per stress lavorativo e sovraccarico mentale oppure contattarmi.