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Fiducia e azione4 min di lettura

La fiducia non arriva sempre prima: a volte cresce dopo il primo passo

La sicurezza non arriva sempre prima dell’azione. Un modo concreto per scegliere un piccolo passo e costruire fiducia facendo esperienza.

Ci sono momenti in cui sappiamo abbastanza bene cosa vorremmo fare, ma continuiamo ad aspettare.

Aspettiamo di sentirci più pronti, più sicuri, meno esposti. Pensiamo che, quando arriverà la fiducia giusta, riusciremo finalmente a muoverci.

Il problema è che quella sensazione non sempre arriva prima.

A volte la fiducia comincia a crescere soltanto dopo che abbiamo fatto qualcosa, anche di molto piccolo.

Aspettare di sentirsi sicuri può diventare un modo per restare fermi

Voler sentirsi preparati è comprensibile. Nessuno ama affrontare una scelta con la sensazione di non avere abbastanza controllo.

Ma esiste una differenza tra prepararsi e aspettare una certezza che, nella vita reale, non può essere completa.

Possiamo continuare a pensare:

  • devo capire meglio;
  • devo eliminare ogni dubbio;
  • devo sentirmi pronto;
  • devo essere sicuro che andrà bene.

Nel frattempo, però, non raccogliamo nuove informazioni. Continuiamo a valutare la situazione usando soltanto i pensieri che avevamo già.

E quei pensieri, quando siamo bloccati, tendono a ripetersi.

La fiducia non significa assenza di dubbio

Essere fiduciosi non vuol dire sapere con certezza che tutto funzionerà.

Può voler dire riconoscere di avere abbastanza risorse per affrontare ciò che succederà, anche se il risultato non è garantito.

Questa differenza è importante.

Se aspettiamo di non avere più paura, potremmo aspettare molto. Se invece cerchiamo un’azione che possiamo sostenere anche con un po’ di dubbio, il movimento diventa più possibile.

La domanda cambia.

Non più:

Come faccio a essere completamente sicuro?

Ma:

Qual è il passo che posso affrontare anche senza sentirmi completamente sicuro?

Un piccolo passo produce informazioni reali

Pensare può aiutare a fare ordine. Ma alcune risposte arrivano soltanto attraverso l’esperienza.

Mandare un messaggio, chiedere un confronto, provare una nuova modalità di lavoro, tornare a un allenamento o iniziare un’attività per pochi minuti ci permette di osservare qualcosa di concreto.

Possiamo scoprire che:

  • la difficoltà era meno grande di quanto immaginassimo;
  • abbiamo bisogno di più tempo;
  • una strada non è adatta a noi;
  • possediamo capacità che non stavamo considerando;
  • il passo successivo è diverso da quello che avevamo previsto.

Anche capire che una direzione non funziona è un’informazione utile.

Restare fermi, invece, spesso lascia intatte tutte le ipotesi.

Come scegliere un passo davvero possibile

Un passo utile non deve impressionare nessuno.

Deve essere abbastanza piccolo da poter essere fatto e abbastanza concreto da poter essere osservato.

Può avere tre caratteristiche.

È specifico

“Devo cambiare” è troppo ampio.

“Domani dedico venti minuti a questa attività” è osservabile.

Dipende almeno in parte da te

Non puoi decidere come reagiranno gli altri, ma puoi decidere se fare una domanda, esprimere un bisogno o chiedere un confronto.

Non richiede di risolvere tutto

Un primo passo non deve contenere già l’intero percorso.

Serve soltanto a creare movimento e a permetterti di capire qualcosa in più.

Dopo il passo, fermati a osservare

Agire senza osservare può trasformarsi in una corsa continua.

Dopo un piccolo passo, prova a chiederti:

  1. Che cosa è successo davvero?
  2. Che cosa avevo immaginato?
  3. Quale capacità ho utilizzato?
  4. Che cosa voglio mantenere o modificare?
  5. Qual è il prossimo passo, se ce n’è uno?

La fiducia cresce anche quando impariamo a riconoscere ciò che abbiamo fatto, invece di spostare subito l’attenzione su ciò che manca.

Non devi sentirti pronto per tutto il percorso

Puoi non sapere ancora come andrà.

Puoi avere dubbi.

Puoi sentire una parte di te che vorrebbe rimandare.

Questo non significa necessariamente che devi forzarti. Significa che puoi distinguere tra un limite da rispettare e una paura che può essere avvicinata con gradualità.

A volte non serve trovare più coraggio.

Serve ridurre la grandezza del passo.

Se l'attesa di sentirti sicuro si trasforma in pensieri che girano sempre nello stesso punto, puoi leggere anche la pagina sul coaching per overthinking e pensieri continui. Se invece il punto è iniziare anche senza avere tutte le risposte, trovi un approfondimento sul coaching per blocco e primo passo.

Puoi continuare questa riflessione con l’eBook Un passo possibile. Se senti invece il bisogno di confrontarti sulla situazione concreta che stai vivendo, puoi conoscere il mio modo di lavorare nella pagina dedicata al coaching.